giovedì 30 aprile 2009

Aborti e abortini



E rieccoci qui sul solito discorso che mi ritrovo a fare da quando sono in quarta ginnasio, siano essi temi, o litigate colla prof di religione o discorsi della merenda: L'ABORTO! Ta ta ta taaaa!
E infatti è un argomento piuttosto "noioso", per cui lo tratterò in relazione a due fatti recenti.

Primo: In Spagna si sta discutendo circa una proposta di legge che permetta alle giovani sedicenni di decidere se interrompere la propria gravidanza senza il parere dei loro genitori.
Ovviamente sono svenuti milioni di spagnoli, catalogati tra: religiosi, cattolici integralisti delle mie ghette, popolari, e un mio lontano parente in Almerìa di nome Paco. Ora, ammettiamolo: tutto ciò non ha senso! Se io fossi antiabortista, e per inciso, non lo sono, non troverei alcuna differenza tra l'aborto fatto a diciotto anni e l'aborto fatto due anni prima colla benedizione della mia mamma ed il sollievo del mio babbo. Anzi, troverei tutto ciò molto ridicolo, come di fatti è.
Poniamo il caso che io sia una sedicenne nei guai, vado dal mio papà, che chiameremo con un nome di fantasia, Zapatero va bene? Ok, vado da mio padre e gli dico che sono incinta, aspetto che si riprenda anche lui dallo svenimento e lo tranquillizzo, dicendogli:"Non ti preoccupare Zapy, Paco è un ragazzo per bene, vogliamo tenere il bambino, mettere su famiglia ed educarlo all'amore di Dio". Domandona del secolo: cosa succede se Zapy non è d'accordo e vede per me un futuro da commercialista? Succede che decide che devo abortire, ma io sono testarda e lo porto da un giudice, e allora mi ritrovo a giocare alla roulette russa, perché posso trovare il giudice che fa i miei interessi, il giudice cattolico-delle-mie-ghette che farebbe tenere il bambino anche a chi non lo vuole e infine il giudice iper-progressista-abortista sempre e comunque che farebbe abortire anche il suo gatto.
Quindi? Come risolviamo la questione? La questione si risolve banalmente lasciando alla ragazza la decisione se tenersi o meno il pargoletto, e visto che in Spagna una sedicenne può decidere autonomamente di sottoporsi o meno a qualsiasi intervento terapeutico, ed essendo guarda caso l'IVG un intervento terapeutico, pare questa proposta di legge la più logica conseguenza della legislatura già vigente in Spagna. Ecco perché mi sembra un proposta molto civile e molto sensata, senza contare che la maggior parte delle persone che hanno perso i sensi all'apprendere la notizia si ostina a pensare che le donne, più sono giovani e peggio è, prendano l'aborto come una bella passeggiata, non conoscano minimamente la contraccezione, siano delle squilibrate totali e soprattutto, cosa che in Italia è vera, non siano state abbondantemente avvertite su cosa comporta un'interruzione di gravidanza e tutti i possibili modi per evitarla ai mille corsi di educazione sessuale (fatta nelle scuole pubbliche!) che i bimbi spagnoli si devono puppare fin dalla prima comparsa di ormoni libidinosi nel loro corpo.
Prima morale della favola: se li facciamo svenire prima conviene a tutti quanti.

Secondo: parliamo di "abortini" ovvero della regione delle Marche, regione di senza-dio, dove si ritiene obbligatorio prescrivere la famigerata pillola-del-giorno-dopo, e qui parte un bel carmina burana che ci terrorizza tutti.
E mentre in Spagna i cattolici svengono e la gente se ne frega, qui succede un putiferio e siamo tutti preoccupatissimi!
Mi limiterò a consigliare cordialmente alla Sig.ra Rocella di andare quanto meno su wikipedia e di informarsi che la pillola del giorno dopo non è abortiva e la dicitura:" il farmaco impedisce l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato" è obbligatoria in seguito ad una sentenza del TAR del Lazio, ampiamente smentita dal Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e non dal mio povero nonno-buon'anima (sempre tutto attaccato sì!). Anche perché se davvero la pillola del giorno dopo fosse un farmaco abortivo non si capirebbe perché una è legale e invece per la sorella RU-486, che abortiva lo è veramente, si sta ancora discutendo su argomenti di interesse scientifico pari a zero.
Per cui volevo esprimere tutta la mia solidarietà al direttore dell'ASUR Roberto Malucelli, e anche agli arrotini, che devono obbligatoriamente vendere coltellacci pericolosissimi e con i quali si potrebbero eventualmente e casualmente interrompere giovani vite umane e a cui non è permesso nemmeno fare obbiezione di coscienza! Perché visto e considerato che non è un farmaco abortivo, che non stai segando un utero, estraendo un bambino e lasciandolo morire nel lavandino con la stessa tranquillità con cui io faccio scongelare i miei wurstel, ma stai prescrivendo un diavolo di metodo contraccettivo, d'emergenza ma pur sempre contraccettivo, non capisco proprio che abbia da opporti. Oppure se decidiamo che è giusto fare obbiezione per questo genere di cose allora permettiamolo anche ai farmacisti per la vendita dei condom, della pillola di tutti i giorni, e già che ci siamo del mucolitico, che non si sa mai quali siano le posizioni di coscienza del medico, che magari pensa che la tosse te l'abbia mandata Dio per punirti e chi è lui per interferire?
Seconda morale della favola: mettiamo in parlamento gente competente oppure tramortiamoli noi che non se ne può più!

martedì 28 aprile 2009

Abruzzesi forti e gentili


No, non sono abruzzese. Ma quasi.
In realtà non avevo pensato all'Abruzzo come primo mio post, però mi sembra che il momento sia appropriato.
Abruzzesi forti e gentili dicono. Credo che abbiano ragione, e non solo perché ovunque sia andata abbia trovato tutte le porte aperte a prescindere dalle situazioni personali, ma anche per gli avvenimenti degli ultimi giorni.
Gli abruzzesi sono un popolo disperato, chi perché non ha più la casa, chi perché non può rimanere indifferente davanti agli sfollati, anche se vive sulla costa e non corre rischi di per sè stesso, eppure resistono. Forse non possono fare altrimenti.
Nonostante tutto rimangono forti e gentili anche quando una giornalista invadente apre la portiera dell'auto per chiedere alla gente come mai dorma in macchina, quando Bruno Vespa chiede a un vecchino che ha perso tutto come rivorebbe la sua Onna, quando la "Vita in Diretta" va a dare fastidio ai bambini che giocano insieme ai volontari negli alberghi o nelle tendopoli, quando qualunque esponente politico a ridosso dalle europee va a trovare quella povera gente e, come se tutto ciò non fosse abbastanza, punta il dito contro gli altri accunsandoli di sciacallaggio mediatico. Per fortuna è in arrivo il Papa, per il quale hanno speso un mucchio di soldi per rendere agibile la chiesa di Onna, che sarebbe stato meglio se fosse stata abbattuta, ma si sa, Dio non ti sente se non sei tra 4 mura consacrate.
Gli abruzzesi sono rimasti forti e gentili, non si sono lasciati andare, non hanno versato molte lacrime nonostante le domande scandalose dei giornalisti. Ma esiste per tutti la goccia che fa traboccare il vaso come fa vedere giustamente "Striscia la Notizia" e allora ti fermi a pensare che nessuno merita tutto questo. Ci sono persone che non hanno più una casa, non hanno più un lavoro e gli vengono a chiedere che progetti hanno per il futuro, volontari della Croce Rosse che lavorano senza sosta per portare medicinali alla gente, a cui viene tolto il solo momento per riprendere fiato perché gli si punta una telecamera in faccia e gli si chiede "Sei stanco?", cazzo sì, sono quasi morto, come ero quasi morto quando hai fatto la stessa domanda ieri al mio collega, e ora levati di mezzo che sto mangiando!
Una cosa è l'informazione, e una cosa è la commercializzazione del dolore, e noi, che non dovremmo essere alieni all'umanità, non dovremmo permettere tutto questo.

foto di Aurelio Candido - licenza