martedì 28 aprile 2009

Abruzzesi forti e gentili


No, non sono abruzzese. Ma quasi.
In realtà non avevo pensato all'Abruzzo come primo mio post, però mi sembra che il momento sia appropriato.
Abruzzesi forti e gentili dicono. Credo che abbiano ragione, e non solo perché ovunque sia andata abbia trovato tutte le porte aperte a prescindere dalle situazioni personali, ma anche per gli avvenimenti degli ultimi giorni.
Gli abruzzesi sono un popolo disperato, chi perché non ha più la casa, chi perché non può rimanere indifferente davanti agli sfollati, anche se vive sulla costa e non corre rischi di per sè stesso, eppure resistono. Forse non possono fare altrimenti.
Nonostante tutto rimangono forti e gentili anche quando una giornalista invadente apre la portiera dell'auto per chiedere alla gente come mai dorma in macchina, quando Bruno Vespa chiede a un vecchino che ha perso tutto come rivorebbe la sua Onna, quando la "Vita in Diretta" va a dare fastidio ai bambini che giocano insieme ai volontari negli alberghi o nelle tendopoli, quando qualunque esponente politico a ridosso dalle europee va a trovare quella povera gente e, come se tutto ciò non fosse abbastanza, punta il dito contro gli altri accunsandoli di sciacallaggio mediatico. Per fortuna è in arrivo il Papa, per il quale hanno speso un mucchio di soldi per rendere agibile la chiesa di Onna, che sarebbe stato meglio se fosse stata abbattuta, ma si sa, Dio non ti sente se non sei tra 4 mura consacrate.
Gli abruzzesi sono rimasti forti e gentili, non si sono lasciati andare, non hanno versato molte lacrime nonostante le domande scandalose dei giornalisti. Ma esiste per tutti la goccia che fa traboccare il vaso come fa vedere giustamente "Striscia la Notizia" e allora ti fermi a pensare che nessuno merita tutto questo. Ci sono persone che non hanno più una casa, non hanno più un lavoro e gli vengono a chiedere che progetti hanno per il futuro, volontari della Croce Rosse che lavorano senza sosta per portare medicinali alla gente, a cui viene tolto il solo momento per riprendere fiato perché gli si punta una telecamera in faccia e gli si chiede "Sei stanco?", cazzo sì, sono quasi morto, come ero quasi morto quando hai fatto la stessa domanda ieri al mio collega, e ora levati di mezzo che sto mangiando!
Una cosa è l'informazione, e una cosa è la commercializzazione del dolore, e noi, che non dovremmo essere alieni all'umanità, non dovremmo permettere tutto questo.

foto di Aurelio Candido - licenza

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